C’è qualcosa di strano che succede quando inizi a usare questi strumenti in modo serio.
Diventi geloso.
Non nel senso romantico del termine. Nel senso che non vuoi raccontarlo. Non vuoi spiegare come funziona. Non vuoi che gli altri capiscano prima di te.
Ho parlato con molte persone in questi mesi e ho notato uno schema quasi universale: ognuno ha il proprio sistema, le proprie scorciatoie, i propri prompt che “funzionano”, e li custodisce come se fossero proprietà intellettuale.
Il senso di colpa verso i puristi.
Hai costruito una reputazione come scrittore, come consulente, come esperto di qualcosa. Hai un pubblico che ti segue perché apprezza il tuo modo di pensare, il tuo stile, la tua voce. E adesso una parte di quello che produci passa attraverso una macchina.
L’istinto è di non raccontarlo. Di far finta che sia tutto come prima, che la voce sia ancora solo tua, che la macchina sia uno strumento trasparente come una matita.
Ma non è come una matita. È qualcosa di diverso e lo sai.
Ogni generazione di strumenti ha cambiato il modo in cui produciamo. La macchina da scrivere ha cambiato la scrittura. Il word processor ha cambiato la scrittura. Internet ha cambiato la ricerca. In ogni caso c’è stata una fase in cui i puristi del mezzo precedente hanno resistito, poi si sono adattati, poi hanno dimenticato che c’era stato qualcosa da cui adattarsi.
La cosa che mi disturba di più, però, non è il giudizio degli altri. È il rischio reale di perdere qualcosa.
Se smetti di scrivere direttamente, a lungo andare il muscolo si atrofizza. Non la grammatica. Quella la sistema il tool. Il pensiero.
Non lo sa ancora nessuno, quanto tempo ci vuole per perdere quella capacità. C’è solo il sospetto, abbastanza fondato, che usare qualcosa senza mai esercitare l’alternativa produca nel tempo una dipendenza.
Uso gli strumenti apertamente e non me ne vergogno. Ma mantengo alcune pratiche che non delego. Scrivo ancora a mano alcune cose. Produco contenuti che non passano attraverso nessun modello, solo per continuare a sapere che posso.
Non per purismo. Per igiene mentale.
La settimana prossima: il problema del filtro. Quando gli agenti leggono il mondo al posto tuo, quanto del mondo stai davvero vedendo?



